In piedi, su una sedia.
Avevo cercato Elena 10 giorni fa perché ero a zonzo con un giornalista e volevo andare da lei a degustare un po’ di olio. Non mi ha risposto. Lo ha fatto oggi, telefonandomi e dicendo: “Mi hai cercato tu?”
Un mito, che dire.
Dopo 10 giorni a malapena ricordavo per cosa l’avevo cercata ma la sua voce squillante e l’energia che nemmeno l’etere può diminuire, ha subito virato il discorso su altri temi.
E, quando non senti qualcuno da un po’ di tempo, oltre che di Covid, di cosa vuoi parlare? Beh, dipende dallo spessore della persona. Con Elena puoi parlare di tanto, oggi abbiamo “sparlato” dei mancati visionari. Sarà un caso ma stamattina, Robin Sharma in lezione mi parlava della tecnica della visualizzazione.
I visionari, quelli che si rendono conto benissimo di dove sono ma, da una prospettiva diversa, intravvedono il futuro e creano le condizioni per arrivare a realizzare i propri obiettivi. Si tratta di proiezione, forse di sogni, se vogliamo renderla utopica ma qualcuno è partito con 3 barchette verso l’ignoto perché ci aveva visto lontano ed è arrivato in America. Ora: non pretendo di lavorare solo con Cristofori ma un po’ di visione la vogliamo mettere sul piatto? Un po’ di rischio?
Infondo, quando i bambini si mettono in piedi su una sedia fanno finta di essere pirati e conquistano il mondo. Ed è tutto facile.
Avere visioni - che gli anglosassoni chiamano “having the look at the bigger picture” - significa proprio comprendere la direzione verso la quale si sta lavorando, quella desiderata. Poi, le azioni del quotidiano saranno giustificate, saranno coraggiose, saranno anche catastrofiche magari ma almeno ci si muoverà in una direzione precisa.
Cito Sharma e chiudo. “Better done than perfect.” Provaci, non sarà perfetto, sarà perfettibile ma lo avrai fatto. E questo è il grip che manca a molti. Di certo non a Elena. Se vuoi faccio io la presidentessa del Club dei visionari, cara Elena. No problem e ho anche pronta la lista dei ghota a cui ispirarsi.