In Discesa libera completamente cieco
Penso più volte agli incontri che - per lavoro- ho fatto nella vita.
Alle chiacchierate inattese, a quelle programmate, alle interviste, alle sorprese. In ogni occasione, il contatto umano è stato fondamentale: l’incontro, la relazione, la situazione e l’ambiente. In questo periodo sostituiamo spesso gli incontri a chiamate o riunioni online che hanno l’odore di asettico attraverso il quale non può passare, per forza di cose, nessuna variabile emozionale.
Quando andavo a fare le interviste vis-à-vis mi sono sempre messa nell’ottica del confronto, del dialogo. Sbagliando, prendendo appunti ed imparando molto. Nelle cantine, nei laboratori, nelle cucine, nelle sale, nelle aziende e dagli artigiani ho sempre visto cose che hanno arricchito il mio bagaglio culturale tanto da sentire forte la necessità di scrivere, per non dimenticare.
Una volta scritto, per il mio modo di apprendere, il fatto è tatuato in mente per molto tempo. E così scrivo, scrivo a mano, al Mac, su fogli sparsi e poi fogli ordinati sul blog.
Ecco, con questo spirito condivido un appunto che ho ritrovato di recente ma che risale al 2017, anno in cui lavoravo per gli organizzatori dei Mondiali di Sci Paralimpico a Tarvisio. Ho conosciuto un atleta completamente cieco che sciava con la moglie (guida) e si stava preparando per la sua gara preferita: la discesa libera.
La gara più pericolosa in assoluto, quella dove gli atleti accumulano una velocità importante ed affrontano la montagna sfidando la legge della gravità. E lui lo faceva senza occhi seguendo solo la voce della moglie che lo precedeva nel tracciato. Arrivarono a toccare i 100km/h, vinsero.
Ciò che mi colpì tantissimo fu il suo senso dell’umorismo (alla mia domanda relativa alla paura lui mi rispose che il suo maggior timore è diventare sordo e non sentire più la moglie che lo guida), il suo senso pratico, il suo comprendere esattamente che tipo di persona io fossi in pochi istanti. La sua sicurezza, nonostante la diversità, mi ha disarmato.
Non ricordo altro, solo un gran senso di inferiorità dinnanzi a quell’atleta simpatico, sciolto e performante. Ma cieco. Ecco, oggi mi lamentavo del fatto che a me servono più stimoli per carpire le informazioni e che via zoom/meet/skype o altro mi è difficile arrivare al dunque perché mancano tanti aspetti fra cui anche quello visivo diretto e non filtrato da uno schermo. Pensando a lui, pensando alle sue capacità di governare gli stimoli esterni mi rendo conto della potenza di queste persone.
Chi sono ora i disabili?
La foto è di @andreacarloni