Il profumo dei ricordi

Dalla fermata dello scuolabus a casa c’erano 10 minuti di camminata, lungo una via che costeggia il fiume Isonzo. Arrivati a metà salita, si sentiva un profumo persistente, morbido e piacevolissimo nella sua potenza. Non ho mai capito che pianta ringraziare ma ricordo che mi soffermavo alcuni minuti a respirare quell’aria intrisa di bontà.

Quest’anno mi ha regalato un gran dono: conoscere Elena Cobez, una professionista, aromaterapeuta, che mi ha fatto riflettere sulle espressioni della memoria, legate ai profumi o odori che abbiamo annusato nella nostra vita. Concetti primordiali e atavici ma potenti al punto da farmi trasformare in un segugio ogni volta che mi succede qualcosa - associando un profumo all’evento.

Con questo mood cercherò di descrivere gli eventi a cui ho lavorato con i colleghi del COWORKINGO a Gorizia in questo settembre/ottobre.

Iniziamo dal più complesso nel suo genere: Gusti di Frontiera ed il Salotto del Gusto. 4 giorni di degustazioni, showcooking, seminari, momenti divulgativi e formativi sul cibo e sul vino.

La location del Salotto del Gusto ( la parte culturale di Gusti di Frontiera) è sempre stata Piazza Sant’Antonio con i suoi portici e le sue architetture nobili. Una piazza che è l’incipit della zona del castello di Gorizia e di via Rastello. I profumi che mi sono rimasti in mente, pensando a questo evento, sono legati ai luoghi e ai cibi: in primis, l’impasto del pane fatto da Giorgio Giambelli ed Antonio Lamberto Martino, che sapeva di lievito, di mamma. Antonio Martino l’ha associato alle nocciole, al humus, alla terra bagnata. Ovviamente concordo e sottoscrivo subito aggiungendo che mi ricordava anche i gran mal di pancia mangiando l’impasto crudo da bambina :-)

Il secondo profumo che non dimenticherò è quello delle pentole in ghisa utilizzate durante gli show cooking, con il formaggio tagliato a cubetti per la preparazione del frico che in esse si scioglieva. Sapeva di golosità, di malga, di latte tostato ( se così si può dire)…Un profumo che difficilmente ci siamo tolti dai vestiti ma che è impermeabile anche nelle nostre memorie.

Il frico l’ho assaggiato, ovviamente.

Spostandoci ad Oslavia per RibolliAMO, l’evento sulla Ribolla di Oslavia di APRO ricorderò per sempre il profumo delle cantine con i tini aperti che ospitano l’uva nel suo stato di trasformazione e macerazione. L’umidità data dalla temperatura, dalla terra e dal legno emanava il profumo di una muffa avvolgente, calda e a tratti sensuale. Difficile non ridere, mi rendo conto ma vi invito a visitare le cantine ad ottobre, chiudere gli occhi e annusare. Sarà facile scoprire odori disarmanti, indescrivibili ai meno esperti come me ma netti e definiti tanto da farmeli associare al momento specifico con una precisione chirurgica. Ricordo esattamente tutte le persone con cui mi trovavo, i vestiti, i colori, i sapori.

RibolliAMO è terminato con un laboratorio olfattivo, condotto dalla stessa Elena. Abbiamo viaggiato nella memoria e nella capacità di espressione di professionisti del vino emozionando tutti. C’è chi ricordava il grembiule della nonna, il suo divano, chi, annusando l’olio essenziale proposto da Elena, si cimentava nella descrizione dei medicinali assunti durante l’infanzia, chi citava l’erba tagliata da un paio di giorni…Indovinare l’essenza utilizzata è diventato superfluo, conoscersi attraverso le descrizioni mnemoniche e scoprire, di conseguenza, la forte soggettività dell’odore del vino, è stato l’esercizio in assoluto più pazzesco che io abbia mai concesso al mio naso e al mio cervello.

Blind tasting o memorie ataviche poco importa. I profumi, da li in poi, hanno rappresentato per me una nuova frontiera di scoperta e di ricordo. Uno strumento potente ancora poco conosciuto.

Qualche anno fa, passando davanti alla scuola dei bambini, qualcuno mi ha detto: “Senti il profumo di oleandro in fiore" - il profumo delle camminate verso casa. Ci ho messo mezzo nano secondo per rivivere, come in un film, le mie fermate con il naso all’insù per riempirmi di quella meraviglia.

La foto è di Fabrice Gallina.